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Cenni storici
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La comunità

Posto nella media pianura bergamasca, relativamente vicino al confine con la provincia di Milano, Boltiere ha una superficie territoriale di 405 ettari e dista circa 15 km dal capoluogo di provincia. Si trova sulla ex statale 525, l'antica strada di collegamento tra Milano e Bergamo, a circa 4 km dall'attraversamento del il fiume Adda a Pons Aureoli, l'attuale Canonica d'Adda, ed è per questo che l'origine dell'insediamento abitativo a Boltiere è sicuramente antica.

Il primo documento in cui si fa menzione di Boltiere è dell'aprile 909, in cui si cita un certo Andevertus filius quondam Grasemundi de Bolterio. Più interessante appare però un documento di poco posteriore, risalente al 962, con il quale l'Imperatore Ottone I concedeva al vescovo di Bergamo i beni già posseduti dal re longobardo Berengario in alcune località di pianura, tra cui alcuni mansi, cioè degli appezzamenti di terreno, a Boltiere. E' proprio grazie a tale documento che alcuni storici formularono ipotesi sul ruolo importante che dovette rivestire Boltiere al tempo, essendo appunto inserito nei beni della corona del re longobardo, poi donati al vescovo di Bergamo. Da ciò si avanzarono alcune teorie affascinanti sull'origine del nome del comune, come quella di mons. Angelo Zavaglio, il quale scriveva che Boltiere fosse l'antico Buleuterium, vocabolo che ricorre in Cicerone a denominare la località dove convenivano i notabili del Forum Diuguntorum, ossia quel vastissimo organismo amministrativo che all'epoca gallica, cioè dal VI al II secolo a. C., abbracciava tutta la pianura che si estendeva fra le propaggini della montagna, su cui sorge Bergamo, e il confine settentrionale del territorio, fra l'Adda e l'Oglio, Forum che più tardi all'epoca cristiana antica fu diviso nelle Pievi di Pontirolo a Ovest, di Ghisalba a nord-est e di Fornovo a sud. Sull'origine del nome Boltiere molto s'è scritto, anche riportando gravi errori, come una derivazione del nome da Bollo, in consonanza con l'antica dogana presente nel territorio comunale, posta sul confine del Fosso Bergamasco, che divideva lo Stato di Milano dalla Repubblica di Venezia. Se è certa l'esistenza della dogana e se note sono le vicende del Fosso Bergamasco, appare non corretto sostenere che il nome del Comune derivi da Bollo, poiché la creazione del confine di Fosso (XIII secolo) e della dogana veneta sono (XV secolo) molto più tarde rispetto alla formazione dell'insediamento abitativo e della successiva comunità di Boltiere. Più probabili sono altre due teorie, quella che vuole la derivazione di Boltiere da un nome di persona, anche se è molto difficile sostenerla e accertarla, e quella più legata alla geologia del territorio, che vuole far derivare Boltiere dal termine bulla, bolsa, bolta, che significano palude, ristagno, una teoria senz'altro verosimile, tenuta presente la conformazione del territorio circostante e la presenza di corsi d'acqua nelle vicinanze del comune.

Lungo la storia, le dominazioni sul paese seguirono un po' quelle di tutta la provincia di Bergamo, ad eccezione dei comuni di Geradadda. Dopo il periodo Comunale e la formazione degli stati signorili, Boltiere passò sotto il dominio milanese dei Visconti, fino al 1428 quando Bergamo e i comuni del proprio contado, compresi entro il Fosso Bergamasco, passarono sotto il dominio veneziano e vi rimasero fino alla fine del '700. Per ciò a Boltiere fu posta la dogana, poiché l'importante strada di collegamento tra Milano e Bergamo, in territorio di Boltiere, incrociava il Fosso Bergamasco, confine di stato, e dunque in quel punto si svolgevano i controlli e i prelievi fiscali, su uomini e merci. Essere un comune di confine, per Boltiere, significò anche avere a che fare con il brigantaggio e il contrabbando, molto frequente nelle zone poste ai limiti dello stato.

Nel XIV e XV secolo a Boltiere era presente un castello, che racchiudeva quasi certamente il primo nucleo d'insediamento nel comune. Lo dimostra la struttura urbanistica del centro storico di Boltiere, con nel mezzo l'area anticamente fortificata, dove oggi è la chiesa e altre costruzioni, definita appunto castello, attorno al quale v'erano un fossato e una strada. Dal nucleo centrale partivano quattro strade, verso le quattro direzioni principali, Bergamo, Milano, Ciserano e Brembate. Entrambe le strade giunte nelle vicinanze del centro di Boltiere subivano una strozzatura, utile a garantire e a fortificare ulteriormente il castello. Tutte le altre strade erano vicoli chiusi, come lo sono alcuni ancora oggi, proprio a garanzia e a controllo degli accessi al centro del paese. Le modifiche che si sono succedute nel corso degli ultimi secoli, hanno in parte snaturato la struttura urbanistica originaria dell'abitato, anche se alcuni elementi sono visibili ancora oggi.

Il castello di Boltiere fu coinvolto nelle vicende della storia e sembra giocò un ruolo relativamente importante nel XV secolo, quando le guerre tra guelfi e ghibellini imperversarono nel nostro territorio. In particolare fu vivo lo scontro con i Colleoni di Trezzo (Guelfi) e molti in quegli anni furono i saccheggi e le distruzioni. E' probabile che il Castello di Boltiere, in quanto presidio militare, fu distrutto o abbandonato durante il '500, quando con l'evoluzione delle tecniche di guerra e il massiccio utilizzo delle armi da fuoco, le numerose fortezze medievali, nate nei secoli precedenti, cessarono la propria funzione di roccaforti, e alle piccole rocche e castelli si preferirono possenti mura a difesa dei centri abitati più importanti. Il castello di Boltiere, in quanto insediamento abitativo, rimase e rimane tutt'ora, anche se nei secoli, ha cambiato molte volte la propria struttura.

Per avere un quadro di Boltiere tra XVI e XVII secolo è possibile affidarsi ad alcune interessanti informazioni fornite, a fine '500, da Giovanni da Lezze, capitano veneziano incaricato di fare una sorta di censimento del territorio bergamasco. In particolare, nella propria relazione, annotò che nel comune abitavano 1030 persone, divise in 270 famiglie, che si trovano 60 bovini e 34 cavalli e che i raccolti nel territorio era abbondanti. Il Capitano veneziano da nota inoltre che la Comunità era retta da un console e da due sindaci.

Il comune, o meglio la comunità, di Boltiere, in quanto istituzione, sorse presumibilmente nel corso del XI secolo, così come avvenne per tutte le altre comunità rurali, in conseguenza della formazione dei comuni cittadini. Per avere alcune notizie scritte sull'operato degli organismi comunali bisogna però arrivare al XV secolo, in quanto solo da quel periodo la documentazione fu conservata con una certa cura e soprattutto, all'oggi, esistono ancora molti documenti notarili risalenti a quegli anni. La comunità di Boltiere si reggeva su un Assemblea dei capi famiglia, o Arengo, e sull'operato di un Console, che aveva compito di eseguire le disposizioni dell'Assemblea. A fianco del Console operavano dei Sindaci, cioè persone delegate allo svolgimento di affari particolari, solitamente due. Solo con il passare dei secoli, il crescere della popolazione e la difficoltà di radunare tutti i capi di famiglia, fu istituito un consiglio minore, composto da 12 membri, che a poco a poco assorbì le funzioni prima ricoperte dall'Assemblea dei capi famiglia, radunata sempre con minore frequenza, creando così un sistema di rappresentanza e di governo del Comune molto simile a quello attuale.

Con l'avvento dei napoleonici, a fine '700, terminò il domino veneziano su Boltiere, ma anche l'autonomia del comune che fu aggregato, con Ciserano a Osio Sotto, divenendo frazione (1809). Il tutto ebbe fine con la fine del governo napoleonico in Italia (1915) e con la restaurazione, che incluse Boltiere e il Bergamasco nel Lombardo-veneto. Il resto della storia è abbastanza noto: l'Unità d'Italia (1861) e la fine della divisione politica della Penisola italiana.

Le chiese

Boltiere anticamente apparteneva alla diocesi di Milano, dipendente dalla Pieve di Pontirolo. E' probabile che in precedenza fosse parte del dominio del vescovo di Bergamo, come testimonia la donazione a quel vescovo di alcune possessioni a Boltiere, da parte dell'imperatore Ottone I (962). Dopo la divisione della Pieve di Pontirolo, voluta da S. Carlo Borromeo, per contrastarne il grande potere, Boltiere fu posto alle dipendenze di Verdello. Solo a fine '700 la pieve di Verdello e dunque anche Boltiere entrarono a far parte della diocesi di Bergamo, da cui dipende tutt'oggi.

La chiesa parrocchiale di S. Giorgio ha origini molto antiche. La tradizione vuole che fosse stata eretta nel 691 dal re longobardo Cuniberto, a seguito della sua vittoria su Alchis e di ciò ne da nota anche lo storico Ronchetti, che fu tra l'altro parroco di Boltiere, il quale ricorda che dopo la vittoria, Cuniberto fece erigere una chiesa dedicata a S. Giorgio non molto lontano dall'Adda, ed è probabile che fosse quella di Boltiere. Non si sa se vi ne fu una precedente, ma la chiesa di S. Giorgio fu consacrata il 19 Gennaio 1292 dal vescovo Roberto. In origine la chiesa aveva dimensioni molto ridotte rispetto alle attuali e subì nei secoli molti lavori d'ampliamento e ristrutturazione, fino agli anni 30 del 800, quando si decise la costruzione dell'attuale parrocchiale.

A Boltiere erano e sono presenti altre chiese e luoghi religiosi. Molto antica fu la chiesa di S. Bartolomeo, di cui si sa pochissimo e che fu distrutta a fine '500. Molto più recente fu invece la distruzione della chiesa di S. Rocco, presumibilmente eretta dopo una delle numerose pesti d'età Moderna, posta sulla via per Bergamo, dove attualmente c'è l'incrocio con via Vecelio, sicuramente abbattuta nei primi decenni dell'800. Alla prima metà del XVIII secolo risale invece la chiesina di vicolo Tasca, fatta erigere dalla famiglia omonima, proprietaria delle possessioni poi ereditate dai Beretta. Ancora esistente, posta a fianco della parrocchiale, è la chiesetta della Madonna di Lourdes, originariamente intitolata a S. Giuseppe, eretta attorno al 1880. In ultimo va segnalato che a Boltiere era presente gia nel XIII secolo una domus degli Umiliati, di cui si hanno poche notizie e che presumibilmente scomparve dopo la soppressione dell'ordine voluta da S. Carlo Borromeo.

Demografia

ANNO ABITANTI
1596 1030
1776 710
1805 712
1853 1123
1861 1108
1871 1265
1881 1382
1901 1424
1911 1815
1921 1817
1931 2080
1936 1964
1951 2191
1961 2378
1971 2701
1981 2927
1991 3383