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4 NOVEMBRE 2017 - GIORNO DELL’UNITA’ NAZIONALE E GIORNATA DELLE FORZA ARMATE
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 Dal 1919 festeggiamo il 4 novembre l’annessione di Trento e Trieste al Regno d’Italia, dopo la Grande Guerra e la spartizione dei territori promessi e poi negati. Festeggiamo anche la giornata delle Forze Armate: questi giorni vennero infatti dedicati alle onoranze funebri – in Italia e in Europa – per commemorare i soldati morti in guerra.

Si parla spesso di vittoria, ma tanto i vinti quanto i vincitori sono rimasti a terra a migliaia: la Grande guerra costò al popolo italiano 1.240.000 morti, di cui quasi la metà civili.

Non è finito, purtroppo, il tempo di riflettere sui conflitti, visto che in questi mesi ci sono capi di governo che si sfidano nella stanza dei bottoni, come se si potesse giocare a fare la guerra. La pace in cui viviamo, conquistata con sacrificio, non è un valore scontato!

Viviamo oggi un momento storico difficile, incerto e di profonda sofferenza. Non ci sono ricette per risolvere questa situazione complicata. All’Italia servono legalità, partecipazione, senso civico, responsabilità ed un rinnovato amore per la propria terra e il proprio Paese.

Riflettiamo oggi, tutti insieme, su che cosa ha comportato, in termini di sacrifici umani, la volontà di fare dell’Italia una nazione unita. Pensiamoci oggi, quando la tentazione di separatismi che hanno più una motivazione economica che non di cultura, lingua o religione stanno creando gravi malumori; oggi che non pochi parlano con leggerezza di una guerra civile. Promuovere condizioni di vita migliori, chiedere il giusto cambiamento non può portare a negare l’appartenenza ad un’unica nazione.

Commemorare i soldati morti in guerra significa ringraziare, anche oggi, tutti coloro che vestendo una divisa si adoperano con devozione e con spirito di abnegazione per la nostra sicurezza. Non parlo della sicurezza armata, necessaria all’indomani di un conflitto di guerra, perché quella è generata da orribili interessi di pochi, ma della sicurezza di fronte ad un territorio che si ribella, che a volte ci spaventa, perché ne abusiamo sempre più spesso, non considerando che è in prestito e che noi dobbiamo rispettarlo per generare vita, non morte!

Ringraziamo tutte le donne e gli uomini che indossando la divisa affrontano, in mare e sulle coste, la grave crisi migratoria, un fenomeno le cui dimensioni forse non sono state ancora comprese appieno, e che è l'emergenza umanitaria di questo avvio di secolo.

Impariamo dall’Arma, dalla Polizia, dalla Protezione civile, dalla Croce bianca, dal mondo del volontariato la devozione al nostro Paese.

Combattiamo, noi gente comune, tutte le forme quotidiane di anti-civismo che si nutrono di prepotenza, illegalità, egoismo, menzogna ed ingiustizia. A noi non serve una divisa, ci serve essere cittadini attivi che agiscono nel rispetto della legge e per il perseguimento del Bene Comune.

È questo, oggi, l’augurio che faccio a tutti voi e al nostro Paese: servire l’Italia con la stessa devozione delle Forze Armate. È un atto d’affetto verso la Nazione e verso il nostro futuro.

Un grazie a tutti.

La Sindaca

Armida Forlani